15 Novembre 2024

Intolleranze alimentari vere e false

L’intolleranza alimentare è una reazione avversa al cibo, con diversi sintomi, che non coinvolge il sistema immunitario. Un tipico esempio è la comune intolleranza al lattosio per carenza di lattasi, l’enzima digestivo che scinde lo zucchero del latte.

Cautela nella Diagnosi

Occorre cautela nel diagnosticare un’intolleranza alimentare. Poiché mangiamo di norma almeno tre volte al giorno, è inevitabile che dolori e fastidi intestinali imputabili magari a una banale colite (vedi) vengano sempre dopo aver mangiato qualcosa, e spesso ci focalizziamo sul cibo per comuni disturbi funzionali, pensando di avere una qualche allergia o intolleranza alimentare… come ci si deve regolare?

Più del 20% della popolazione ritiene di avere una qualche allergia o intolleranza alimentare, anche grazie alla larga diffusione di alcuni test molto criticati in ambiente scientifico. Questi test non sono considerati attendibili dalla comunità medica internazionale e sono privi di validità scientifica.

Test Considerati Inattendibili

  • citotoxic test (Bryans ‘o Alcat testing)
  • test di provocazione orale e neutralizzazione
  • Vega test (test elettrodermico)
  • test Kinesiologici
  • test di Radionica (medicina psionici, radioestesia)
  • Iridologia
  • Test Pulse
  • Analisi dei capelli
  • Test per “disbiosi”
  • VoiceBio

Test Non Validati Scientificamente

Che vuol dire scientificamente non validi ed inattendibili? Vuol dire che se si studiano questi test con rigore, confrontandoli con test realmente efficaci, o se si “sfidano” i test a smascherare pazienti realmente allergici, i test sopraelencati falliscono ed hanno lo stesso potere predittivo che lanciare una moneta in aria per testa o croce.

Ad esempio, lo studio di Lewith, Is electrodermal testing as effective as skin prick tests for diagnosing allergies? a double blind, randomised block design study (Lewith et al. BMJ 2001;322:131-134), aveva come obiettivo valutare se il Vega test fosse capace di discriminare tra volontari positivi al prick test per allergia a polvere e peli di gatto (quindi soggetti allergici) e volontari negativi.

Il disegno del test era doppio cieco randomizzato (il che vuol dire che gli operatori non sapevano chi avevano davanti, se allergici o sani, e che i pazienti erano sottoposti a controllo in ordine casuale).

All’esperimento partecipavano 15 volontari con risultati positivi e 15 negativi a prick test per allergia a polvere e peli di gatto. Ogni partecipante era testato per 6 items da 3 operatori Vegatest in 3 sessioni separate. Per ogni partecipante i 54 items comprendevano 18 campioni di polvere di pelo di gatto e di acqua distillata assegnate del tutto casualmente ad ogni operatore.

Risultati: I risultati elettrodermici e Skin Prick non correlarono, il test elettrodermico non è quindi stato capace di distinguere tra atopici e non-atopici, ed in conclusione il test elettrodermico non può essere usato per diagnosticare allergie ambientali.

Anche i test IgG verso componenti alimentari utilizzati per diagnosticare allergie-intolleranze si sono largamente diffusi ma non sono affidabili. Le principali società scientifiche ritengono che non ci siano prove credibili che misurare anticorpi di classe IgG sia utile per una diagnosi di allergia o intolleranza alimentare, in quanto gli anticorpi IgG verso il cibo sono comunemente rilevabili nei bambini e negli adulti sani, indipendentemente dalla presenza o assenza di sintomi legati al cibo.

Come Riconoscere il Vero dal Falso

Vale la pena ricordare alcuni indicatori di dubbio su test non convenzionali ed in generale su tutta la medicina non convenzionale:

  1. Il promotore sanitario asserisce che il test è valido e che la scienza ufficiale non lo riconosce come tale per congiure, dietrologie o oscuri accordi commerciali tra potenti multinazionali (teoria del complotto).
  2. Il promotore riporta attestati di validità riportati da riviste parascientifiche che appartengono allo stesso circuito culturale o editoriale del promotore stesso o dei fabbricanti del test (principio del meccanismo autoreferenziale). È importante ricordare che qualunque ricercatore che voglia pubblicare un articolo scientifico su una rivista seria deve riportare con la massima accuratezza come ha operato nella ricerca per garantire la riproducibilità dei propri risultati. Inoltre, l’articolo deve essere sottoposto a un comitato di referee per giudicare la serietà dei dati stessi.
  3. Il promotore si fa pagare ed il test è costoso (principio dell’interesse privato).

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