Una serie di studi di interventi nutrizionali è venuta recentemente alla ribalta anche sulla stampa nazionale per il tema ed il fascino dei risultati: alcune manipolazioni dietetiche sembrerebbero poter allungare sensibilmente la vita.
Negli ultimi anni l’effetto della restrizione calorica sulla qualità e durata della vita è stata confermato in diverse specie, dai lieviti unicellulari ai primati, ed alcuni esperimenti sono in corso sull’ uomo.
Sono state studiate sia una restrizione calorica (non malnutritiva, tale quindi da non deteriorare lo stato di salute con perdita di componenti corporee) sia una ampia serie di restrizioni dietetiche selettive.
Per restrizione calorica (CR) non malnutritiva si intende un intervento dietetico con una riduzione del 20-60% complessivo dell ‘apporto calorico totale, supplementata in modo tale da non evocare carenze nutrizionali. Il digiuno è un intervento dietetico estremo che comprende sia la completa astensione che una parziale,restrizione del 60% o più.
Per restrizione dietetica (RD) si intende invece un insieme di diete che comprendono sia la modulazione/riduzione di specifici nutrienti che alcuni particolari pattern restrittivi, tra cui il digiuno periodico, le diete digiuno-mimetiche, il digiuno intermittente,oppure diete normo-caloriche con carenze selettive (per particolari macronutrienti: proteine, carboidrati, ecc), o diete con intake permesso solo in determinati e limitati periodi della giornata.
Questi interventi, tra l’ altro molto diversi tra loro, sembrerebbero agire sui processi biologici dell’ invecchiamento, ottenendo una migliore qualità di vita ed aumentando la durata della vita sia mediana che massima.
La restrizione calorica, La dieta mima-digiuno
La restrizione calorica è l’intervento non genetico più studiato, dimostrato in grado di migliorare lo stato di salute e aumentare la durata della vita in diversi organismi, dai lieviti unicellulari alle scimmie.
Già nel 1935, Crowell e McCay avevano visto che se si riduceva l’apporto calorico senza indurre malnutrizione si raddoppiava la durata della vita dei ratti, nel 1982 Walford e Weindruch dimostravano nei ratti che una restrizione calorica iniziata a 12 mesi di età, non solo otteneva una maggiore durata della vita, ma riduceva anche l’incidenza di cancro di oltre il 50%
Le scimmie rhesus sono l’organismo modello più vicino all’uomo in cui restrizione calorica è stato sperimentata in rigide condizioni sperimentali.
Due studi importanti eseguiti dal National Institute on Aging (NIA) e dal Wisconsin Nazionale Primate Research Center (WNPRC), hanno sottoposto scimmie rhesus ad una restrizione calorica del 30% rispetto al fabbisogno . Il NIA non ha riportato alcun miglioramento nella durata della vita, ma ha osservato un trend positivo per il ritardo di malattie legate all’età, mentre lo studio del WNPRC ha riportato un miglioramento significativo sia in durata e salute. I primati in restrizioone calorica avevano solo il 36% di probabilità di morire per cause legate alla età in confronto agli animali di controllo e solo il 56% di probabilità di morte per tutte le cause.
Nell’ uomo un recente studio randomizzato controllato su individui non obesi, il CALERIE (Comprehensive Assessment of the Long-term Effects of Reducing Intake of Energy), ha coinvolto 218 partecipanti con BMI medio di 25 (borderline verso il sovrappeso). Lo studio ha evidenziato che due anni di dieta al 25% di restrizione calorica sono sostenibili, e che la dieta offre benefici per la salute, con ridotti markers infiammatori e fattori di rischio cardiometabolico. Tuttavia, la restrizione calorica è stata associata ad una ridotta densità minerale ossea e l’esercizio fisico è stato consigliato per compensarne gli effetti negativi. Va commentato tuttavia che una restrizione al 25 % non è stata mantenuta per tutti i due anni (la maggior parte dei partecipanti non ce l’ ha fatta) , che il modesto miglioramento di alcuni marker ematochimici di rischio è un endpoint surrogato ed indiretto , che non dimostra che poi si possa vivere di più e meglio, e che in fondo i pazienti erano sull’ orlo del sovrappeso, e che quindi restrizione calorica ha evidenziato quello che si sa da sempre, che perdere un po di peso fa bene….
Le Restrizioni Dietetiche
Oltre al digiuno, la restrizione di specifici macronutrienti senza riduzione calorica si è rivelata efficace nel promuovere un invecchiamento in buona salute negli esseri umani. Tra i diversi tipi di restrizioni macronutrienti, il ridotto apporto di proteine e aminoacidi si è dimostrato il più efficace intervento pro-longevità.
Una recente analisi del National Health and Nutrition Examination Survey (NHANES) ha mostrato che una assunzione proteica ridotta è associata con una minore mortalità complessiva sotto i 65 anni di età, mentre al contrario un alto introito proteico sembra protettivo sopra i 65 anni.
Inoltre, una dieta ricca in carboidrati ma con ridotto contenuto proteico è stata statisticamente associata ad una maggiore durata della vita e una migliore salute cardiometabolica, nonostante l’aumento della assunzione di cibo e l’ incremento di grasso corporeo.
Anche la limitazione di un singolo amminoacido essenziale in una dieta normale determina negli animali da esperimento un incremento della durata della vita ed una maggiore resistenza allo stress. Cavie alimentate con una dieta ridotta in metionina aumentavano la durata di vita con riduzione delle malattie età-dipendenti e una maggiore resistenza allo stress ossidativo, in parte a causa di un aumento della capacità antiossidante, Anche una dieta ridotta in triptofano ha dato buoni risultati,
Nei topi cicli di dieta VLCD e ridotta in proteine ogni due mesi iniziata nella mezza età ha esteso la longevità, ridotto il grasso viscerale, ridotto l’ incidenza del cancro migliorato il sistema immunitario.
In uno studio pilota umano, tre cicli di una dieta stretta somministrata a 19 soggetti una volta al mese per cinque giorni hanno ridotto i fattori di rischio e migliorato alcuni biomarkers legati all l’invecchiamento, al diabete, alle malattie cardiovascolari ed al cancro senza particolari effetti collaterali. La dieta comprendeva Il primo giorno 1.090 calorie: 10 per cento di proteine, grassi 56 per cento e 34 per cento di carboidrati. Per gli altri 4 giorni , 725 calorie: il 9 per cento di proteine, 44 per cento di grassi, il 47 per cento di carboidrati. Nello studio, i partecipanti hanno consumato di zuppa di verdure, crackers e camomilla. Le calorie consumate erano il 40-50% circa per cento di ciò che una persona tipica potrebbe mangiare in un giorno.
E’ stata studiata in animali da esperimento anche la compressione del tempo di alimentazione. Una alimentazione ad orari programmati ha dimostrato un impatto significativo sulla salute e la sopravvivenza. Quando topi da laboratorio hanno avuto accesso al cibo per solo 8-9 ore durante la fase attiva della giornata, alcuni danni da malattie metaboliche indotte da una dieta ad contenuto di zuccheri e grassi, sono stati attenuati senza ridurre l’ apporto calorico. I vantaggi di queste diete a tempo limitato erano proporzionali alla durata del digiuno ogni giorno a parità di calorie. Questo modello di alimentazione ristretta ha invertito la progressione di preesistenti obesità e diabete dimostrando una potenziale utilità per essere un intervento dietetico clinicamente rilevante e fattibile, utile per prevenire e trattare obesità e disturbi metabolici.
Leggi : Walter Longo: Dietary restriction with and without caloric restriction for healthy aging
come funzionano le diete per la longevità ?
I meccanismi di funzionamento non sono stati ancora ben compresi ma sono coinvolti una riduzione della temperatura corporea, i ridotti tassi metabolici, una minore produzione di radicali liberi ed una maggiore capacità di difesa contro lo stress ossidativo.
Affascinante l’ ipotesi dell’ ormesi, dal greco hormaein, che significa eccitare: la dieta particolarmente ristretta evoca uno stress biologico ossidativo a bassa intensità dell’ organismo , che impara quindi a difendersi. Offendere poco e sollecitare l’ organismo per insegnargli a ripararsi meglio.
Considerazioni Finali
Occorre una enorme prudenza nel tradurre queste affascinanti sperimentazioni in procedure dietetiche pratiche attuabili hic et nunc.
I dati sono ancora incerti, gli studi sui primati e sugli umani sono pochi e comunque non dimostrano con evidenza un aumento della durata della vita. Nei primati le discrepanze sono in gran parte attribuite alla diversa composizione della dieta, al diverso background genetico e queste due componenti possono essere molto importanti anche negli esseri umani.
Uno degli aspetti più scontati è che perdere peso, anche di poco, migliori alcuni indicatori di rischio cardiovascolare: una parte dei soggetti sottoposti all’ esperimento erano in classe BMI di sovrappeso, e diete VLCD (Very Low Calorie Diet) sono state già dimostrate efficaci da almeno 40 anni nel promuovere valori metabolici migliori.
Meno scontato e molto interessante è il semidigiuno “spot” pochi giorni al mese, la dieta mima-digiuno di cui ora si parla tanto. Torniamo alla antropologia della astimenza delle grandi religioni dall’ induismo all’islamismo all’Antico Testamento, come valore sacrificale e purificatore.
Va comunque considerato che digiuno o semidigiuno possono essere pericolosi (vedi il Minnesota experiment qui riportato) ed innescare in soggetti predisposti disturbi del comportamento alimentare. Tali diete non potrebbero comunque essere seguite in bambini, adolescenti ed adulti giovani donne in età fertile ed ancor meno in gravidanza. Un altra categoria a rischio riguardo il semidigiuno o il digiuno “spot” sarebbero gli over 65. Con il semidigiuno ed il digiuno si rischia di perdere massa magra, patrimonio proteico-viscerale, ed a quelle età è difficile recuperarlo. L’ anziano rischia sempre di essere un malnutrito.